Alberto Bettiol, la consacrazione di un campione annunciato

Al Fiandre non s’inventa niente, e niente arriva per caso. Proprio per questo, per quanto possa avere dell’inconsueto la circostanza che Alberto Bettiol festeggi il primo successo da professionista con una vittoria spettacolare in una classica monumento, tale episodio non può che esprimere le qualità e l’alto lignaggio di un atleta atteso da tempo, che finalmente, in una tiepida giornata di primavera è riuscito a esplodere. Dando un saggio delle sue qualità fino a ieri lasciate fin troppo nascoste.
Il successo di Bettiol non è di quelli da attribuire a uno sprint anomalo dove complici anche fortunate casualità, tutto va inserirsi nel posto giusto. L’impresa del corridore in forza al team EF Education First è di quelli che non lascia spazio a dubbi. Qualcosa che avviene grazie anche alla complicità di un’ottima squadra, che soprattutto nelle ultime fasi più concitate che portano agli ultimi tre tratti di pavè è in grado di spalleggiarlo ottimamente con Sebastian Langeveld e Sep Vanmarcke.
Bettiol decide di giocarsi il tutto per tutto sull’asperità del Vecchio Kwaremont; 1.500 metri di ciottolato, con la pendenza massima che supera l’11%. Il tutto diluito lungo 2 chilometri e 200 metri. Proposto dopo oltre 250 Km di gara, è il punto nevralgico che invita all’azione quelli che fino ad allora ce l’hanno fatta a salvare le gambe. Il volto del toscano non dà adito a dubbi; nel plotone dei battistrada è quello che palesa una maggiore freschezza. Gli altri si offrono ai fotografi posti a bordo strada, regalando serie di smorfie. Tra questi anche Peter Sagan e Alexander Kristoff.
L’azione di Bettiol, nonostante la spavalderia e la sicurezza dell’atleta, potrebbe a prima battuta far temere che si tratti di una mossa azzardata. In gare come il Fiandre ti puoi scoprire in riserva quando meno te lo aspetti. 17 km da affrontare in solitario, i 360 metri di pavè disseminati lungo l’imminente, ultima asperità di giornata, il Paterberg, per non dire degli ultimi 13.500 metri da affrontare con il rischio di trovarsi il vento contrario, possono togliere tante sicurezze a chiunque. Non certo al talentuoso venticinquenne che si trova a vivere l’esperienza agonistica più importante della sua giovane carriera. Segno che tutto era studiato nei minimi particolari. Già dal suo ottimo approccio a Pomarance, nella seconda tappa della Tirreno-Adriatico, quando era andato a raccogliere il 3° posto alle spalle di Julian Alaphilippe e del’ex capitano Greg Van Avermaet. Proseguendo poi, nella medesima gara a tappe, con il piazzamento nella crono individuale di San Benedetto del Tronto. Valutando adesso, a bocce ferme, il tentativo operato sul Poggio, all’ultima Sanremo, non si è trattato di un’azione affrettata e fuori tempo, quanto piuttosto di un test per valutare in ambiente agonistico, le resistenze e le attitudini a pedalare in soglia. Qualcosa che faceva parte della marcia di avvicinamento all’appuntamento che in cuor suo, Alberto Bettiol, aveva segnato più di ogni altro con il cerchio rosso.
Non ha sbagliato nulla ed è giusto ribadire quanto la sua squadra abbia svolto un lavoro esemplare: nel preparare l’azione, nell’assecondarlo, e poi non meno importante, nel rompere i cambi quando ormai Alberto era in volo solitario verso il traguardo di Oudenaarde.
Tutti quelli che gli sono giunti dietro, devono riconoscergli i giusti onori. Da oggi Bettiol sarà uno con il quale si dovrà sempre e comunque fare i conti. La sua è una consacrazione definitiva, dove molte delle tante aspettative
in lui riposte, sono diventate come d’incanto, assolute certezze. Perchè se il Fiandre rappresenta l’università del ciclismo, è altrettanto vero che su quei lunghi rettilinei e sulle improvvise cotes caratterizzate dall’insidioso ciottolato, non si vola per caso.

© Photonews - tratte dal sito: www.rondevanvlaanderen.be
© Photonews – tratte dal sito: www.rondevanvlaanderen.be

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