Team Jumbo-Visma: sempre più giallo

l’intervento di Roberto Sardelli ai microfoni di Radio Sportiva
© A.S.O. Pauline Ballet

Nessuno mette in dubbio la spettacolarità della cronosquadre. Resta il fatto che secondo me, il proliferare di questa tipologia di gara rischia di incidere fin troppo sul risultato finale di uno sport, che si basa su una sfida a carattere individuale. Anche perché, c’è da tenere ulteriore conto che le diverse potenzialità dei vari organici, tendono già di per sé a condizionare sensibilmente l’andamento di tale sfida. Una premessa questa, che mi sfugge sempre, ogni qual volta c’è da analizzare il responso scaturito da questa disciplina.
27,6 Km dalla sede del Palazzo Reale della capitale belga, fino Brussel Atomium. Il Tour 2019, ha proposto la cronosquadre al secondo giorno di corsa. Una proposta intelligente poiché, con l’alternarsi di più tappe, la contesa avrebbe rischiato di risultare ancor più discriminante. Con formazioni che potevano presentarsi al via con organici ridotti a causa di incidenti e malesseri vari, che avrebbero reso inevitabile il ritiro di alcuni atleti.

© A.S.O. Pauline Ballet

Se la frazione inaugurale di Bruxelles aveva consegnato un po’ a sorpresa il simbolo del primato all’olandese Mike Teunissen, la stessa città, teatro della cronometro per team, ha regalato ulteriori onori al leader della classifica generale e alla sua squadra la Jumbo-Visma. Ultima a partire, questa formazione ha giocato in extremis lo scherzetto al favorito team Ineos, che ironia della sorte, era stata proprio la prima delle formazioni a prendere il via. Se fino ad allora le varie prestazioni stavano mettendo in luce una spiccata tendenza all’equilibrio, la prova fornita dalla formazione olandese è stata di quelle che non ammette repliche. Un risultato chiaro ed evidente, che ha messo in luce una compagine ottimamente organizzata, in grado di lasciare segni indelebili in una corsa che almeno nelle prime due giornate, l’ha vista dettare legge con un’autorevolezza disarmante.
Nessuno può contestare l’ottima prestazione fornita dal team Ineos, che ha chiuso al 2° posto. C’è da dire però che il tempo guadagnato dalla formazione inglese, e in particolare dai suoi due leaders Thomas e Bernal, sui principali avversari, è stato alquanto contenuto. Addirittura entro i 21”.
Chi invece deve leccarsi qualche ferita in più sono le formazioni della Movistar (Valverde, Quintana e Landa) che ha dovuto concedere oltre un minuto alla squadra vincitrice, (-1’05”), e il team di Romain Bardet, l’AG2R, che ha lasciato sul campo 1’19”.

Domani una tappa che presenta un finale pieno di saliscendi. 215 Km da Binche a Épernay. Tappa sulla carta per velocisti, ma non per tutti. Il finale di Bruxelles dovrebbe avere insegnato qualcosa. Si dovranno fare le scelte opportune per decidere quale sia il cavallo giusto e soprattutto, da parte loro i corridori, dovranno individuare i tempi giusti.

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