Non si è fatta attendere la reazione del team Bahrain Victorious che dopo la disgraziata caduta di ieri del capitano Mikel Landa, costretto ad abbandonare la corsa rosa, ha messo in campo testa e cuore per portare a compimento un’azione da manuale.
Non a caso nella fuga di giornata partita al Km 20 di una frazione che di chilometri ne prevedeva 160, da Grotte di Frasassi a Colle San Giacomo, con la linea d’arrivo posta ai 1.090 metri sul livello del mare sulla montagna che sovrasta Ascoli, la formazione diretta dalla coppia Alberto Volpi e Franco Pellizotti è riuscita a inserire Matej Mohorič e Gino Mäder, che in compagnia di Jimmy Janssens (Alpecin-Fenix), Simon Guglielmi (Groupama – FDJ) e Dario Cataldo (Movistar Team) ha inteso tentare un attacco da lontano. Una mossa che ha consentito di anticipare le schermaglie che, complice un tracciato nervoso reso difficile dal maltempo, sembravano ipotizzabili sia sulle ascesa alla Forca di Gualdo che su quella verso Forca di Presta. Tenuto conto anche delle relative discese che con il freddo potevano rappresentare componenti ancora più insidiose.
Lo sloveno Mohoričiridato tra gli juniores nel 2020 e nell’anno successivo tra gli under 23, è il partner ideale per l’elvetico Mäder, chiamato a riscattare la vittoria sfuggitagli lo scorso marzo negli ultimi metri, in una tappa della Parigi-Nizza; complice il rientro di un veemente Primoz Roglic.
Un episodio del quale si è fin troppo discusso in passato su cui non vale la pena di soffermarsi ulteriormente, anche perché la cronaca della tappa odierna è stata ricca di spunti, tali da rendere incerta e al contempo entusiasmante una corsa che solo pochi giorni era apparsa invece partire in sordina.
Una corsa dove sono i giovani a fare da padroni, sulla falsariga dei segnali che il grande ciclismo ha inteso lanciare in questa parentesi temporale caratterizzata dalla pandemia.

Perché alla fine è stato proprio Gino Mäder a trionfare da solo sul secondo traguardo in salita proposto dall’edizione 104 della corsa rosa. Un nome di battesimo il suo che calza a pennello per uno che può vantare diversi segni che si sposano alla perfezione a una figura che sembra predestinata a lasciare il segno nel ciclismo. Come la sua località di nascita, Aigle. La stessa località dove ha sede l’UCI, il massimo Governo dello sport delle due ruote.

Per un giovane di 24 anni che va a conquistare la sesta tappa, ne troviamo un altro di un anno più giovane, che va a vestirsi di rosa. Un giovane che risponde al nome di Attila Valter, primo magiaro a vestire il simbolo del primato nella nostra corsa più importante.

Ma non è finita, il fare prorompente della nuova generazione si sviluppa anche dietro, con Egan Bernal all’attacco nelle ultime battute. Priva di Pavel Sivakov, costretto all’abbandono a causa della caduta di ieri, la Ineos Grenadiers deve adesso affidare esclusivamente allo scalatore colombiano le proprie ambizioni per la classifica generale. Oggi, la formazione britannica è stata quella che più di ogni altra, grazie anche a Filippo Ganna, apparso fin troppo generoso, ha lavorato per favorire il ricongiungimento. Bernal ha dimostrato di essere il più pimpante tra i big, ma oltre all’abbuono di 8 secondi, non è stato capace di rosicchiare altro a Remco Evenepoel, apparso più brillante rispetto a Sestola, dove pure si era difeso egregiamente.

Non si devono poi dimenticare i nostri Giulio Ciccone e Damiano Caruso. I proclami ufficiali che si sono intercorsi fino ad oggi da parte del team Trek-Segafredo sono da ritenere alla luce dei fatti più ufficiosi che ufficiali. Lo scalatore abruzzese sta dimostrando di possedere una gamba che al momento può tenere testa a quella del colombiano vincitore del Tour 2019. Sarà forse il caso per lui, di centellinare con maggiore razionalità le energie che in tre settimane hanno sempre una riserva limitata. Se il capitano Nibali dimostra di sapersi difendere abbastanza bene, Ciccone da par suo non può gettare alle ortiche le opportune e più che legittime ambizioni per la classica generale,  per l’aleatoria speranza di andare alla ricerca di un successo di tappa.
Con la parentesi rosa che si è chiusa per Alessandro de Marchi, giunto al traguardo a 24’49” dal vincitore, possiamo sorridere e pensare positivo nel vedere Damiano Caruso piazzato al 7° posto nella classifica a tempi, a soli 39” dal leader ungherese, come pure un pimpante Davide Formolo occupare la 11a posizione, con un distacco contenuto al di sotto del minuto (-55”).
E pensare che erano in molti a sostenere che il Giro vero sarebbe partito solo mercoledì prossimo da Montalcino

(Photo Credit: LaPresse)

ORDINE D’ARRIVO: