La fuga, parola magica che con il trascorrere delle tappe di questo Giro 104 sembra vada assumendo un senso attribuibile a qualcosa di fin troppo scontato. In fondo, è bene precisarlo, una tappa di per sé può essere sintetizzata come una vera e propria gara in linea; l’insieme di tante gare in linea determina alla fine una competizione che mette insieme tutta una serie di frazioni che giorno dopo giorno vanno a incidere sulla classifica a tempi.
In effetti, non c’è niente di nuovo in questa precisazione, se non la mera valutazione che induce a capire quanto sia eticamente poco sportivo il concetto secondo il quale si evince a chiari note e senza possibilità di equivoco che “il gruppo ha lasciato andar via una fuga”. Tenendo poi presente – e questo è l’argomento al quale dedicare l’esame più profondo – che lo stesso gruppo ha successivamente accettato che “la fuga andasse in porto”.
E se tutto questo accadesse alla Milano-Sanremo o anche a una classica di minor spessore, come la prenderebbe il pubblico che aspetta a borda strada? Sarebbe un po’ come se a due giornate dalla fine del campionato di calcio, due squadre già salve che non rischiano per la retrocessione decidessero tra loro il classico “biscotto” che generi un innocuo pareggio che non disturba nessuna delle due.
Sono giochi e calcoli che non dovrebbero appartenere alla logica dello sport, nel senso più nobile da attribuire a tale termine. L’agonismo, cercare con tutte le forze il massimo risultato, appartiene all’etica e alla filosofia su cui deve basarsi la sfida sportiva.
Posta tale precisazione e tale sfogo (l’una conseguente dell’altro), onore al merito ai 9 attaccanti di giornata che sono riusciti a prendere il largo intorno al Km 60 di corsa. Un po’ meno onore al vincitore di due tappe Caleb Ewan che trascinandosi dietro un alone di mistero, ha deciso al km 35 di lasciare la corsa rosa.
Tornando alla frazione odierna c’è da dire che la fuga si è presentata molto assortita: 9 uomini in rappresentanza di 9 diverse formazioni. L’unica giustificazione a far propendere e giustificare la logica del gruppo della maglia rosa, che dietro ha finito per controllare e comunque benedire una situazione che era diventata comoda e congeniale a molti.
L’ottava giornata di corsa proponeva un tracciato abbastanza impegnativo con continui su e giù. Partenza da Foggia e arrivo a Guardia Sanframondi. Un tracciato di 170 Km con 2 Gran Premi della Montagna. L’ultimo, all’arrivo; quello precedente posto in vetta ai 1392 metri s.l.m. di Bocca della Selva.
Un plotone di fuggitivi ben assortito dunque, che ha proceduto di buona lena e con un accordo ottimale. Poi, dopo il primo GPM, nel tratto in discesa, Fernando Gaviria ha tentato l’allungo. In considerazione della fatica che il colombiano sta facendo per risalire nelle posizioni che gli competono negli ordini d’arrivo, ha ritenuto che la fantasia potesse costituire una via alternativa alle proprie ambizioni.
Invece, il fato sembra non assecondarlo, tant’è che ce lo siamo ritrovato per terra, a causa di una curva affrontata male. Niente di irreparabile,  è sembrato, quanto a conseguenze sul piano fisico. Sul piano agonistico però, su quella curva si sono infranti i suoi sogni di gloria.
Ai piedi dell’ascesa che conduce verso l’arrivo di Guardia Sanframondi si è così presentato un gruppo di 8 unità: Alexis Gougeard (AG2R Citroën), Francesco Gavazzi (EOLO-Kometa), Giovanni Carboni (Bardiani-CSF-Faizanè), Kobe Gossens (Lotto Soudal), Nelson Oliveira (Movistar),
Niklas Arndt (Team DSM), Victor Campenaerts (Qhubeka-Assos) e Victor Lafay (Cofidis).
Il tratto che porta al traguardo non presentava pendenze impossibili, ma la fatica incominciava a farsi sentire tra i battistrada. La sfida si è giocata sulla scelta dei tempi giusti. Tempi poco ottimali quelli scelti da Giovanni Carboni, quando ha deciso di rincorrere Victor Campenaerts. Le doti di passista del belga non sono state sufficienti a garantirgli la tenuta e quando il corridore della Bardiani-CSF-Faizanè ha deciso di andarsene da solo, a poco più di 2 Km dal traguardo, ha dovuto poi constatare quanto lunga fosse la strada ancora da percorrere. Se n’è accorto in modo definitivo quando in poche battute gli è saltato addosso e lo ha subito staccato, il francese Victor Lafay. La pedalata del transalpino è apparsa subito agile e proficua. Il suo volto non ha mai palesato la produzione di acido lattico in eccesso. Dietro si è mosso bene, ma purtroppo in ritardo, Francesco Gavazzi. L’atleta valtellinese non è potuto andare oltre il piazzamento d’onore, con il corridore transalpino che davanti, emanando la massima lucidità, ha potuto concedersi a esternazioni di gioia.
Il gruppo della maglia rosa è giunto sul traguardo accusando un ritardo di 4’48” dal vincitore e, almeno dallo sguardo, la maglia rosa Attila Valter ha dato l’impressione di apparire molto più affaticato del vincitore di tappa.
Domani frazione insidiosa, che la guida di RCS SPORT segnala col grado di difficoltà pari a 4 stelle. E domani l’ungherese dovrà stare attento perché per quanto luminosa, c’è il rischio che nella frazione numero 9 la sua stella possa perdere un po’ di brillantezza.

Tappa 8: Foggia – Guardia Sanframondi km 170 / Media: 41,332 km/h

ORDINE D’ARRIVO:

  1 – Victor Lafay (FRA) (Cofidis) in 04:06:47 abb. 10″
  2 – Francesco Gavazzi (ITA) (Eolo-Kometa Cycling Team) a 36″ / abb. 6″
  3 – Nikias Arndt (GER) (Team DSM) a 37″ abb. 4″
  4 – Nelson Oliveira (POR) (Movistar Team) a 41″
  5 – Giovanni Carboni (ITA) (Bardiani Csf Faizane’) a 44″ / abb. 2″
  6 – Kobe Goossens (BEL) (Lotto Soudal) a 58″
  7 – Victor Campenaerts (BEL) (Team Qhubeka Assos) a 1’00” / abb. 3″
  8 – Alexis Gougeard (FRA) (Ag2r Citroen Team) a 1’54” / abb. 1″
  9 – Fernando Gaviria Rendon (COL) (UAE Team Emirates) a 3’04”
10 – Joao Almeida (POR) (Deceuninck-Quick-Step) a 4’48”

CLASSIFICA GENERALE (Percorsi: 1252,600 km – Media: 40,171 km/h)

  1 – Attila Valter (HUN) (Groupama-FDJ) in 31:10:53
  2 – Remco Evenepoel (BEL) (Deceuninck-Quick-Step) a 11″
  3 – Egan Arley Bernal Gomez (COL) (Ineos Grenadiers) a 16″
  4 – Aleksandr Vlasov (RUS) (Astana-Premier Tech) a 24″
  5 – Hugh John Carthy (GBR) (Ef Education-Nippo) a 38″
  6 – Damiano Caruso (ITA) (Bahrain Victorious) a 39″
  7 – Giulio Ciccone (ITA) (Trek-Segafredo) a 41″
  8 – Daniel Martin (IRL) (Israel Start-Up Nation) a 47″
  9 – Simon Philip Yates (GBR) (Team Bikeexchange) a 49″
10 – Louis Vervaeke (BEL) (Alpecin-Fenix) a 50″