Hurra’ per nizzolo, al diavolo gli assenti

Roberto Sardelli

Lo sprint del campione europeo e italiano è di quelli in cui un atleta ci mette l’anima… imparino da lui quelli che con futili scuse hanno deciso di abbandonare anzitempo la corsa rosa…

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Giro d’Italia 2021

La 13a tappa da Ravenna a Verona di 198 Km è racchiusa nel volto felice di Giacomo Nizzolo che si gode il suo primo in successo in carriera al Giro d’Italia; un’immagine di quelle che apre il cuore. Per quanto atleta validissimo, attualmente multi fregiato del titolo europeo e italiano, la vittoria alla corsa rosa gli era sempre sfuggita, complice anche una giuria fin troppo severa che nel 2016 lo privò a tavolino dell’affermazione conseguita a Torino, proprio nell’ultima tappa.
Nizzolo è uno di quei volti solari del gruppo, troppo spesso vittima di sfortune che gli capitano proprio nei momenti in cui sembra vada a toccare il picco di condizione.
A Verona si è vista da parte del corridore del team Qhubeka Assos una determinazione particolare, di quelle che ti fanno uscir fuori al momento giusto, con i tempi che si conciliano alla perfezione con una potenza che sembra non avere rivali.
Un’analisi incontestabile poiché, le fasi finali sono a dare risalto a tale teoria. Si assiste a un assalto di Edoardo Affini che sembra assomigliare a uno di quei gesti atletici ai quali ci aveva abituato in passato Fabian Cancellara. Forse l’elvetico tentava addirittura ancora più da lontano, rispetto a come ha agito il possente passista mantovano.
Affini ha dimostrato da parte sua di aver giocato bene la sua carta. Indugiare un attimo in più equivaleva a portarsi dietro gli sprinter ancora più aggressivi, a involarsi in una caccia ancora più spietata. Agendo così invece, il corridore del team Jumbo-Visma ha potuto sfruttare quell’attimo di sbandamento dovuto alla sorpresa, con il quale è riuscito a prendere dei metri che avrebbero potuto essergli fatali per vincere.
Proprio per tale motivo, merita un doppio elogio Giacomo Nizzolo, che è riuscito a far sua quella che potrebbe apparire come l’ultima occasione per le ruote veloci in questo Giro, assumendo di persona il rischio di muoversi con un certo anticipo.
Un dubbio che si è poi trasformato in mossa azzeccata, con l’ordine d’arrivo a testimoniare tale teoria: 1° Giacomo Nizzolo; 2° Edoardo Affini.
Davvero un bel finale, che non fa rimpiangere figure che per quanto autorevoli per doti e palmares, non sono certo da giudicare come testimonial onesti e coerenti per i valori insiti nell’etica dello sport. Inutile annunciare con fastosi proclami, ambizioni che davanti a tali atteggiamenti diventano bramosie fuori luogo, scialbe e puerili.
Dunque, onore all’infinito a Nizzolo & C., ai vari Peter Sagan, Davide Cimolai e compagnia bella, che nonostante gli appuntamenti terribili che da domani in poi attendono il gruppo, mantengono ostinatamente la presenza in una corsa che deve sempre e comunque essere onorata fino alla fine, e perché no? Approfittare dell’occasione per ambire alla conquista della maglia ciclamino.
Dopo Verona, il Giro farà rotta sullo Zoncolan. Inutile avanzare valutazioni secondo le quali il versante che sale da Sutrio ha pendenze più abbordabili. Lo Zoncolan più che una montagna rappresenta un macigno. Un’asperità sulla quale più che agli avversari, i vari contendenti dovranno badare soprattutto a sé stessi. Come se la sfida assumesse le sembianze di un ibrido tra una normale corsa in linea e una gara contro il tempo.
Di sicuro, nel corso di questa frazione non si potrà parlare di tatticismi. A ogni atleta sarà chiesto di dare il massimo, anche perché su queste pendenze entrano in gioco le leggi della fisica. Se non si procede a un passo giusto, la bicicletta potrebbe anche ribaltarsi.

Tappa 13: Ravenna – Verona Km 198 / Media: 42,080 km/h

ORDINE D’ARRIVO:
  1 – Giacomo Nizzolo (ITA) (Team Qhubeka Assos in 04h42’19” ab. 10″
  2 – Edoardo Affini (Y) (ITA) (Jumbo-Visma ab. 6″
  3 – Peter Sagan (SVK (Bora) – Hansgrohe ab. 4″
  4 – Davide Cimolai (ITA) (Israel Start-Up Nation) s.t.
  5 – Fernando Gaviria Rendon (COL) (Uae Team Emirates) s.t.
  6 – Stefano  Oldani (Y) (ITA) (Lotto Soudal) s.t.
  7 – Andrea Pasqualon (ITA) (Intermarché-Wanty – Gobert) s.t.
  8 – Max Kanter (Y) (GER) (Team Dsm) s.t.
  9 – Elia Viviani (ITA) (Cofidis) s.t.
10 – Dylan Groenewegen (NED) (Jumbo-Visma) s.t.

CLASSIFICA GENERALE:
Percorsi: 2121,600 km – Media: 39,880 km/h
  1 – Egan Arley Bernal Gomez (Y) (COL) (Ineos Grenadiers) in 53h11’42”
  2 – Aleksandr Vlasov (Y) (RUS) (Astana-Premier Tech) a 45″
  3 – Damiano Caruso (ITA) (Bahrain Victorious) a 01’12”
  4 – Hugh John Carthy (GBR) (Ef Education-Nippo) a 01’17”
  5 – Simon Philip Yates (GBR) (Team Bikeexchange) a 01’22”
  6 – Emanuel Buchmann (GER) (Bora-Hansgrohe) a 01’50”
  7 – Remco Evenepoel (Y) (BEL) (Deceuninck-Quick-Step) a 02’22”
  8 – Giulio Ciccone (ITA) (Trek-Segafredo a) 02’24”
  9 – Tobias S. Foss (Y (NOR) (Jumbo-Visma) a 02’49”
10 – Daniel Felipe Martinez Poveda (Y) (COL) (Ineos Grenadiers) a 03’15”

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