Se non fosse per il leader della generale, l’edizione 104 del Giro d’Italia si potrebbe sintetizzare come qualcosa caratterizzato da forti tinteggiature di grigio. Di quel grigio “più grigio del fumo di un treno…”, come recitava una vecchia canzone di Jimmy Fontana in voga verso la fine degli anni ‘60.
Grigio, perché esprime un evento che non riesce a trasmettere né glamour, né personalità. Un evento che è costretto ad arrendersi, per non precipitare nel grottesco come avvenne lo scorso ottobre ad Abbiategrasso. I responsabili organizzativi impegnati a prevedere, o quanto meno a prevenire, le bizze di taluni interpreti. Guardandosi bene di evitare un preventivo confronto con i manager e i tecnici.
Ci si dimentica così e si va a calpestare la storia e la leggenda del ciclismo, decidendo di tagliare la tappa regina, amputandola del passaggio da due vette prestigiose quali il Passo Fedaia (Marmolada) e il Passo Pordoi, sulla cui sommità era prevista la Cima Coppi. Mauro Vegni e soci si giustificano sostenendo che tale scelta è stata compiuta pensando alla sicurezza dei corridori. La stessa sicurezza che però due settimane prima sul traguardo di Cattolica, nessuno sembrò voler tenere di conto.
Il dato oggettivo che a questo punto ormai nessuno può trascurare, con ogni giustificazione che a tale riguardo non risulta più plausibile, sta nella circostanza che il gioco è ormai scivolato di mano a chi ha il compito di organizzare e di decidere. Un gioco che ha preso traiettorie anomale e non più intercettabili. Di tutto questo ne fa testimonianza lo stesso direttore della corsa rosa quando nel corso del Processo alla tappa in onda sulle reti Rai, confessa che “i direttori sportivi e i team manager non sono più affidabili e che è meglio trattare direttamente con i corridori per evitare sorprese.”
Un evento importante come il Giro è dunque tenuto sotto scacco dagli attori chiamati ad andare in scena, gli stessi che un giorno prima non si sono vergognati sul traguardo di Gorizia, a presentarsi oltre 17 minuti dopo il vincitore di tappa Victor Campenaerts.
E cosa dire del “non lavoro” svolto della stessa emittente televisiva che non è stata capace di trasmettere immagini della corsa, giustificando l’inconveniente con l’impossibilità dell’aereo ponte di alzarsi in volo a causa delle condizioni meteo? Una blanda giustificazione che offende le schiere di appassionati che nel corso della stagione hanno modo di godere della visibilità di eventi ciclistici che si svolgono in condizioni addirittura ben peggiori. Giugno ci aspetta col Delfinato e il Giro di Svizzera e subito dopo il Tour. Non mancheranno le occasioni per fare dei comparativi e sondare le effettive possibilità realizzative.
Da elogiare invece la tenace e sincera reazione della conduttrice Alessandra De Stefano che non ha esitato a esprimere il suo personale disappunto riguardo alla scelta adottata dall’organizzazione guidata da Mauro Vegni.
Di diverso avviso l’opinionista Stefano Garzelli. Libertà di espressione, ci mancherebbe altro, ma legittimo anche avanzare qualche ragionevole perplessità su chi nel suo ruolo dovrebbe avere ben impressi anche i giudizi e le valutazioni di quelli che sono a casa ad attendere i suoi commenti, pensando in prospettiva anche a chi nel frattempo è salito su quelle vette sulle quali è stato deciso nel frattempo che non passerà nessuna corsa. Saranno in tanti che davanti all’eccesso di prudenza e a un modo di confrontarsi all’insegna della superficialità, avrebbe voluto che fosse stata privilegiata la sfida agonistica, evitando che questa degenerasse in una sorta di sagra delle amputazioni per il timore della presenza di mostri inesistenti.
Anche perché, sulle strade di questo Giro, di mostri sembra essercene soltanto uno: quell’Egan Bernal che si è ormai completamente ristabilito dai problemi fisici che lo angustiarono lo scorso anno. Fregandosene di tutte queste argomentazioni puerili e di basso profilo, il colombiano ha confessato il suo amore verso il ciclismo eroico, che talvolta può trovare ispirazione anche da condizioni meteo avverse, e se ne è andato a compiere l’impresa nella città perla delle Dolomiti. Con un’azione di forza ha inteso andare a vincere in solitario e in maglia rosa quella tappa che da regina si è trasformata in semplice cortigiana. Cortigiana tra tanti cortigiani e pochi principi.
In serata è poi arrivato un comunicato da parte del CPA (Associazione Ciclisti Professionisti) in cui si afferma la soddisfazione “per la scelta intrapresa a esclusiva tutela dei corridori”. Tanto zelo nel puntualizzare certi episodi non è stato notato nelle circostanze in cui si è effettivamente messa a rischio  – e con sfortunate conseguenze – l’incolumità dei corridori.
Non risulta che a Cattolica (prego di scusare l’insistenza su tali episodi di palese criticità) la stessa associazione ufficializzò nulla riguardo all’incidente che vide coinvolti Dombrowski e, con conseguenze più gravi, Landa e Sivakov.
Speriamo che il giorno di riposo induca a meditare per il futuro, anche se, resta la convinzione che l’adozione di certi patetici protocolli sia servita solo a creare maggiori criticità. Una sorta di cortina di tornasole che fa venire in mente il brano famoso de “Il gattopardo”, il romanzo di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”

(Photo Credit: LaPresse)

ORDINE D’ARRIVO:
  1 – Egan Bernal (Ineos Grenadiers) – 153 km in 4h22’41”, media 34.947km/h
  2 – Romain Bardet (Team DSM) a 27″
  3 – Damiano Caruso (Bahrain Victorious) s.t.
  4 – Giulio Ciccone (Trek-Segafredo) a 1’18”
  5 – Hugh Carthy (EF Education – Nippo) a 1’19”

CLASSIFICA GENERALE
  1 – Egan Bernal (Ineos Grenadiers)
  2 – Damiano Caruso (Bahrain Victorious) a 2’24”
  3 – Hugh Carthy (EF Education – Nippo) a 3’40”
  4 – Aleksandr Vlasov (Astana – Premier Tech) a 4’18”
  5 – Simon Yates (Team BikeExchange) a 4’20”
  6 – Giulio Ciccone (Trek-Segafredo) a 4’31”
  7 – Romain Bardet (Team DSM) a 5’02”
  8 – Daniel Felipe Martinez (Ineos Grenadiers) a 7’17”
  9 – Tobias Foss (Jumbo-Visma) a 8’20”
10 – João Almeida (Deceuninck – Quick-Step) a 10’01”

MAGLIE

  • Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Egan Bernal (Ineos Grenadiers)
  • Maglia Ciclamino, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Segafredo Zanetti – Peter Sagan (Bora – Hansgrohe)
  • Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Geoffrey Bouchard (AG2R Citroen Team)
  • Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Intimissimi Uomo – Egan Bernal (Ineos Grenadiers), indossata da Aleksandr Vlasov (Astana – Premier Tech)