Domandiamoci adesso che cosa la cronaca debba privilegiare. La gara, lo svolgimento agonistico, andando a dettagliare i risultati, o soffermarsi piuttosto sulle cadute e sui colpi di scena?
Nella terza frazione del Tour 2021, la prima che sulla carta appariva come un’offerta ineluttabile per le ruoti veloci del gruppo, va ad assumere un’importanza maggiore la vittoria di Tim Merlier davanti al compagno di squadra Jasper Philipsen, o non piuttosto le cadute che rischiano di compromettere le prestazioni di Primoz Roglic e Geraint Thomas nel prosieguo della corsa?
Quando si sente dire che “si cerca di preservare l’incolumità degli atleti”, si deve intendere una volontà ferma e decisa, o soltanto uno slogan con il quale accattivare benevoli attenzioni?
Sarebbe il caso anche di approfondire il significato di Grande Boucle, definendo a chiari lettere se si deve agire limitandoci alla traduzione alla lettera di grande ricciolo, oppure estendere l’aggettivo grande a un evento che nel contesto ciclistico intende rappresentare la massima eccellenza.
Perché è bene sottolineare che ormai da anni qualcosa non sta funzionando in questo carrozzone di boria e di spettacolo che risponde al nome di Tour de France. Un evento dove la maglia gialla può rischiare di raggiungere il traguardo del Mont Ventoux a piedi, dove un arco pubblicitario posto nelle vicinanze dell’arrivo può sgonfiarsi all’improvviso e cadere addosso ai corridori; dove un autobus può transitare tranquillamente pochi attimi prima che la corsa si concluda, sul rettilineo finale. Salvo poi restare bloccato all’interno della struttura che di una così delicata location rappresenta il punto nevralgico della coreografia.
La logica ufficiale esorta a far passare il messaggio che la colpa di tanti incidenti, non è da attribuire a nessuno. Andando a scomodare Pirandello, sembrerebbe facile sostenere “Così è (se vi pare)”. Questa è la corsa e questo è il Tour. Al di sopra di tutto e di tutti, con la supponenza di vantare la partecipazione di primattori, tale da non temere confronti. Anche se già nelle prime tre frazioni, le pretese di tali interpreti di primissimo piano possono risultare irrimediabilmente compromesse da incidenti che solo armati da eccessiva superficialità e leggerezza, possono essere definiti inevitabili.
Considerando comunque che, anche limitando analisi e commento esclusivamente al finale Pontivy, c’è da raccontare di uno sprint nel quale si è presentato un plotone a ranghi ridotti, con molti di quelli che erano da considerare come i protagonisti più attesi, erano ormai al di fuori dai giochi per la vittoria. Gli stessi giochi che tendono a esasperarsi sempre più, poiché molto probabilmente nella caduta che ha visto coinvolti Mc Ewan e Peter Sagan, il corridore australiano non può esimersi da colpe e responsabilità, se vogliamo entrare nel merito a traiettorie pericolose e troppo azzardate che poco hanno a che vedere con la capacità di equilibrismo in sella a una bici.
L’equilibrismo non deve esimersi dal tenere di conto dell’opportuna prudenza e rispetto per l’incolumità propria e di quella degli avversari. Siamo sicuri che quando si vede un corridore che cerca di farsi spazio sul ciglio della strada, transitando sull’erba e assumendosi il rischio d’investire uno spettatore – spettatore che se poi andiamo a valutare la cosa fino in fondo, può effettivamente trovarsi su quella parte della carreggiata – si debba poi parlare di arte del limare invece che di componente d’incoscienza?
Cerchiamo di attribuire il senso e l’attributo più opportuno a ogni particolare. Se il Tour dovesse continuare con questo canovaccio, difficilmente si potrà trovare qualcosa da definire Grande.
A Pontivy di grande e di immenso c’è stata soprattutto la maglia gialla Mathieu Van der Poel che dopo la grande gioia e la grande emozione del giorno prima, si è messo umilmente al servizio del compagno Tim Merlier, proteggendolo da rischi che avrebbero potuto compromettere la sua prestazione.
C’è da ricordare che il successo del velocista belga regala il secondo successo in questo Tour, all’Alpecin-Fenix. Una formazione professional, ma capace di portare a compimento i propri obiettivi come un grande (in questo caso il termine risulta più che mai appropriato) team.
– Foto © A.S.O. Pauline Ballet –