L’illusione di un pomeriggio, l’idea che a fronte di un ipotetico tiranno potessero scaturire una serie di variabili in grado di rendere la sfida comunque incerta e spettacolare. Invece, nel corso dei 150,8 Km che hanno portato la corsa da Oyonnax a Le Grand-Bornand, riconoscendo il giusto tributo  al vincitore di tappa Dylan Teuns, di veramente spettacolare c’è stata la splendida cavalcata che ha visto protagonista negli ultimi 30 Km Tadej Pogačar. Il fuoriclasse sloveno ha trasformato il bianco in giallo, esibendosi in un’azione spettacolare quanto rara che ha fatto venire alla mente le gesta di corridori quali Merckx e Hinault.
Non è per ipocrisia che tale gesto non possa ispirare il nome di Lance Armstrong, ma la storia che è seguita ai suoi 7 Tour vinti consecutivamente, impone una riflessione del tutto a parte.
Posta tale parentesi, in virtù delle tante supposizioni che erano state espresse alla vigilia del doppio appuntamento alpino, ecco che la situazione aspiranti maglia gialla appare adesso già fin troppo nettamente definita. L’attuale leader Pogačar può temere sé stesso e il proprio destino. La valenza degli avversari al suo confronto è palese: tappe di montagna e cronometro (quelle che da sempre definiscono la classifica generale) lo pongono in chiara superiorità.
I suoi avversari più temibili alla vigilia quali Roglic e Thomas, complici anche gli infortuni, sono costretti a lasciare per strada le loro aspirazioni. L’ex maglia gialla Mathieu Van der Poel vede per tale contesto concludere definitivamente la sua avventura. Un’avventura alla quale, con molta probabilità, lui stesso non aveva concesso più di tanto credito, al di là dell’entusiasmo e delle emozioni che tante vicende intime e personali lo accostavano a tale simbolo. Van Aert si sta scoprendo, o quanto meno sta ricevendo segnali incoraggianti in prospettiva di ambizioni grandi gare a tappe, oltre a rappresentare ormai da tempo, una delle realtà più autorevoli nel contesto di gare in linea. Il suo attuale 2° posto nella generale, con un ritardo di 1’48” dal talento sloveno, parla chiaro. Lo stesso Carapaz, per quanto esplosivo nei tratti in salita, dimostra limiti ben definiti e, in seno alla formidabile formazione britannica, gente come Richie Porte e Jonathan Castroviejo, con ritardi in classifica superiori ai 20 minuti, assumono valenze tali da far perdere ogni logica a strategie di attacchi alternati e combinati, che da ora in poi possono ispirare solo ambizioni di giornata.
Alla fine, nel godere dello spettacolo offerto da un così formidabile atleta qual è appunto Pogačar, resta l’inevitabile constatazione di doverci inchinare a un solo re, al quale tutti gli altri possono aspirare unicamente al ruolo di cortigiano.
– Foto © A.S.O. Charly Lopez –