È un tris d’autore che giunge a compimento di una magistrale esibizione orchestrale, dove le note di un’avvincente sinfonia fanno da sfondo sonoro al successo di questo straordinario sprinter che da troppi anni vagheggiava in un limbo di paure.
Adesso è sotto gli occhi di tutti. Tra tanti, forse troppi scambi di casacca, quello che effettivamente mancava a Mark Cavendish era l’orchestra giusta che potesse trasmettergli le sensazioni opportune, da tramutare poi in fiducia piena, alla quale affidare il suo splendido talento, malgrado l’età che avanza.
La frazione numero 10 da Albertville a Valence di 190,7 Km che ha attraversato la suggestiva regione dell’Auvergne, si presentava come un’altra ghiotta occasione per le ruote veloci. Unica insidia di cui tenere conto, soprattutto nel finale, il vento.
Un’insidia che in più di un’occasione gli uomini della Deceuninck-Quick Step hanno dimostrato di saper destreggiare con particolare abilità. Gli ultimi 12 chilometri in effetti, sono stati particolarmente emozionanti grazie a questa componente, con il gruppo costantemente diviso in diversi ventagli ma che alla fine proprio nel finale, si è presentato forte di 77 unità.
Al di là delle gambe del fuoriclasse dell’Isola di Man (al quale adesso manca un solo successo per pareggiare il conto con la leggenda Eddy Merckx), il lavoro svolto dai vari Morkov, Cattaneo, Ballerini, Asgreen e soci è stato superlativo. Ancora una volta Cavendish ha potuto concedersi il gesto delle braccia alzate, andando a precedere nell’ordine Wout Van Aert, Jasper Philipsen, Nacer Bouhanni e Michael Matthews.
Domani è prevista la doppia ascesa al Mont Ventoux. Circostanza per la quale resta poco da aggiungere, al di là della fervida attesa.

– Foto © A.S.O. Charly Lopez –