Non è certo una sorpresa che da un tappa interessante che prevedeva la doppia ascesa del Mont Ventoux uscisse fuori qualcosa di altamente spettacolare. E sicuramente, il volo spiccato dal talentuoso Wout Van Aert ha in sé qualcosa di fenomenale. Qualcosa che qualcuno ha inteso con poca prudenza accostare al grande Eddy Merckx, nel sottolineare che appena un giorno prima il campione belga si era reso protagonista di un avvincente testa a testa allo sprint contro Mark Cavendish, per poi 24 ore dopo andare a manifestare la sua classe nella frazione di montagna, forse la più ostica del Tour de France edizione 2021.
Un successo prestigioso che porta a 4 le sue affermazioni alla Grande Boucle e che al contempo, se il paragone con il Cannibale potrà sembrare irriverente, l’accostamento a un altro mostro sacro come Roger De Vlaeminck può invece starci tutto. Senza con questo, in un futuro più o medio immediato, considerare che Van Aert possa prendere in considerazione, non senza aver messo in conto preventivamente un’opportuna marcia di avvicinamento, di ambire a risultati anche nelle più importanti gare a tappe.
La frazione che si è sviluppata in seno alla Provenza, concentrata nelle due ascese alla sua montagna più famosa, implica però altre importanti considerazioni di non poco conto.
Per la prima volta in questo Tour si deve affermare che la superlativa maglia gialla Tadej Pogačar è stata costretta a difendersi, sia pure comunque, archiviando una giornata nella quale, scorrendo l’ordine d’arrivo, è riuscito a piazzarsi meglio dei suoi più diretti avversari e addirittura, ha inflitto quasi ulteriori 4 minuti all’australiano Ben O’Connor, che stamani alla partenza da Sorgues accusava in un ritardo di 2’01”.
Tuttavia, per un australiano che si allontana, c’è un danese che sul tratto finale di salita, quello che si avvicina all’Osservatorio astronomico posto sulla sommità dell’ascesa verso il Gigante della Provenza è riuscito a staccare la maglia gialla. Fatta eccezione degli scatti sublimi operati nelle prime due tappe dal campione del mondo Julian Alaphilippe e da Mathieu Van der Poel, fino ad oggi Tadej Pogačar era riuscito a imporre la sua legge. Al contrario, per la prima volta si è trovato a inseguire, sfruttando nel tratto in discesa, la complicità di Carapaz e di Uran. Una connivenza che gli ha consentito di recuperare i quasi 40 secondi che era stato costretto a concedere nel suo massimo momento di difficoltà.
Alla fine, pericolo rientrato per l’alfiere dell’UAE-Team Emirates, ma questo danese che complice una caduta non ha affrontato le frazioni alpine nella migliore condizione, con la corsa che proprio ieri ha concluso il cosiddetto giro di boa, sembra a questo punto poter rappresentare l’unica spina al fianco del fino ad oggi leader assoluto. La formazione Jumbo-Visma non sembra apparire così servile nei confronti della maglia gialla, così come invece inspiegabilmente sembra fare il team Ineos Grenadiers e, per quanto la supremazia nella generale sia per Pogačar alquanto rassicurante, questo pizzico d’incertezza può aggiungere del sale a qualcosa che una così netta superiorità poteva contribuire a rendere alquanto insipido.
– Foto © A.S.O. Puline Ballet –

fonte: www.letour.fr/