En plein per Tadej Pogačar in entrambe le frazioni pirenaiche. Una dopo l’altra, il fuoriclasse sloveno ha centrato in pieno le due occasioni per porre il sigillo in un Tour che lo ha visto assoluto dominatore.
Nell’estate 1990 con Claudio Chiappucci in maglia gialla, l’ascesa di Louz Ardiden lanciò nell’Olimpo il 26enne Miguel Indurain. Per il navarro si trattò di un primo assaggio, l’antipasto alle cinque vittorie consecutive ottenute dal 1991 fino al 1996. Sullo stesso traguardo, per il corridore del team UAE Emirates, a 23 anni non ancora compiuti, si è trattato di vivere la consacrazione di un predestinato che, chiamato a confermare il successo dello scorso anno, può assumere la consapevolezza di essere riuscito in pieno nell’impresa.
Dopo la vittoria nella cronometro, il suo vantaggio in classifica generale è andato poi assumendo proporzioni tali da indurlo a restare tranquillo, limitandosi a controllare gli avversari. Il suo obiettivo però guardava ben oltre. La faccia pulita del bravo ragazzo non esprimeva in pieno la caparbietà e la determinazione. Doti più facilmente imputabili a corridori esperti e navigati. Forse il valore aggiunto della maglia gialla sta proprio nella consapevolezza dei propri mezzi che, combinata al giusto rispetto per gli avversari, gli consente alla fine di ottimizzare il risultato.
Un atteggiamento il suo, che rende onore a Jonas Vingegaard e Richard Carapaz, gli unici due che in un modo o nell’altro ce l’anno fatta a restare alla sua ruota, contribuendo a riproporre lo stesso ordine d’arrivo a distanza di 24 ore, andando a confermare anche il podio della classifica generale che le previsioni lasciano intendere resterà invariato anche dopo la crono di sabato prossimo.

– Foto © A.S.O. Charly Lopez –