Due giorni, due doppiette. Dopo Matej Mohorič è stata la volta di Wout Van Aert, che ha inteso mettere la sua firma nella prova contro il tempo di 30,8 Km da Libourne a Saint-Émilion.
Il fuoriclasse belga – attributo che sfugge spesso in questa generazione di fenomeni – non è stato un interprete qualunque nell’edizione 108 del Tour de France. Un protagonista costante già nelle prime frazioni, a fronteggiarsi con i rivali di sempre, Alaphilippe e Van Der Poel, è riuscito poi a ritagliarsi una splendida giornata di gloria nella tappa che prevedeva la doppia ascesa al Mont Ventoux. Quando è andato a sfidare gli scalatori su un terreno che per quanto non possa impaurire un corridore polivalente quale lui è, si tratta pur sempre di un ambiente meno congeniale alle sue caratteristiche.
Proprio a conferma della sua versatilità – sempre a livelli eccelsi, è bene sottolineare – nella crono che ha anticipato la consueta apoteosi di Parigi, a parlare a favore del campione belga è un ordine d’arrivo che lo ha visto primeggiare di 21” su Kasper Asgreen e di 32” sul compagno di squadra, autentica rivelazione di questo Tour, Jonas Vingegaard. Dati sicuramente importanti, ma non sufficienti a sposare la causa di chi vorrebbe vedere Van Aert in un futuro alquanto prossimo, ambire alla leadership della classifica generale nelle grandi gare a tappe.
Van Aert resta un corridore formidabile, eclettico quanto vogliamo, ma snaturare le sue peculiarità in grado di fargli recitare ruoli di primissimo piano nelle più importanti gare in linea e nelle corse a tappe di una settimana, potrebbe sembrare una scelta assolutamente inopportuna e azzardata. Godiamocelo così, nella sua classe ottimamente abbinata a una generosità capace di rendere spettacolare ogni sua azione. Tenuto conto poi, ispirati da un razionale realismo, che confrontarsi con un tipo come Tadej Pogačar (oggi a 52”) non è impresa di poco conto.
Il corridore sloveno che, restando in tema di doppietta, domani, a soli 22 anni, festeggerà sui Campi Elisi un bis prestigioso nella corsa più importante al mondo,  ha inteso oggi ammorbidire la sua sete di vittoria. A risultato pressoché acquisito ha ritenuto opportuno evitare di correre rischi inutili ed essendo l’ultimo a prendere il via, ha condizionato la sua azione all’insegna della prudenza, tenendo sotto controllo i tempi dei suoi principali avversari.
Un Tour che per certi versi, a causa della netta superiorità del suo protagonista assoluto, si è visto privato di quell’incertezza che tende a mantenere sempre alto l’interesse intorno all’evento. Un evento che ha offerto comunque spunti interessanti creando dal nulla (o quasi) un protagonista inatteso, ma assolutamente tosto e generoso, qual è stato appunto Jonas Vingegaard che domani salirà sul podio, ponendosi al fianco del vincitore. In attesa di vederli presto nella stessa posizione in un contesto agonistico, a fronteggiarsi con generosità, ma anche con rispetto e lealtà, così come hanno fatto queste settimane sul Mont Ventoux e sui Pirenei.
– Foto © A.S.O. Pauline Ballet –