Foto © www.lavuelta.es © Unipublic/Charly Lopez
Era solo un assaggio di quello che aspetterà i corridori alla Vuelta prima del giorno di riposo previsto per la giornata di lunedì 22 agosto. Una frazione che portava in terra valenciana con la maggiore insidia rappresentata dal vento, ma anche dal finale posto al culmine di un promontorio che si affaccia sul mare – Alto de la Montaña de Cullera -, raggiungibile in meno di 2 Km attraverso pendenze molto importanti.
Una tappa caratterizzata da una fuga partita da lontano, quando al traguardo mancavano più di 100 Km. Un tentativo del quale fanno parte 5 atleti, con il solo Magnus Cort capace di reggere fino all’arrivo e andare ad aggiudicarsi una sfida nella quale gli uomini di classifica hanno inteso, come del resto era prevedibile, uscire allo scoperto.
Purtroppo per l’ex leader Kenny Elissonde, ad uscire allo scoperto è stata anche una condizione compromessa dalle fatiche dei giorni scorsi; una precarietà che si è resa palese già nel corso dell’avvicinamento all’erta finale, nei vari ventagli che si sono venuti a formare dove, nonostante la squadra gli fosse vicina, il corridore francese ha dimostrato di avere forti difficoltà a mantenere le ruote.
Circostanza che ha costretto Primož Roglič a rompere gli indugi. Per quanto sul traguardo dell’Alto de la Montaña de Cullera non fosse possibile acquisire vantaggi stratosferici, l’occasione favoriva un vero e proprio sondaggio sulle forze in campo, alla vigilia di un tris di appuntamenti che andranno a incidere sicuramente sull’economia della corsa.
Lo sloveno, che nel frattempo è tornato a vestire la maglia roja, è riuscito comunque a saper gestire le proprie velleità, evitando quell’atteggiamento da cannibale che in passato più di una volta gli ha creato qualche difficoltà nei rapporti con i colleghi.
Il 2° posto ottenuto alle spalle del coriaceo corridore danese, ottenuto andando a segnare lo stesso tempo del vincitore, gli ha consentito di lasciare 2” tra sé e il 3° classificato, il sorprendente Andrea Bagioli. Ma soprattutto gli ha fatto guadagnare 4” su Vlasov e Mas, 8” su Bernal, 9” su Lopez e addirittura 25” su Yates e Ciccone.
Un bottino esiguo, ma certamente in linea con le possibilità consentite da difficoltà diluite in appena 1900 metri. Tanto per far intendere che al momento l’uomo di riferimento è lui, Primož Roglič, l’attuale leader e vincitore delle ultime due edizioni della corsa spagnola.

Profilo altimetrico tappa numero 6 / Requena > Alto de la Montaña de Cullera 158,3 km 

Profilo altimetrico tappa numero 7 / Gandia > Balcón de Alicante 152 km