Non aspettiamo un attimo di più… o vogliamo forse lasciarci suggestionare dal facile successo di Sonny Colbrelli, ottenuto davanti a un carneade qualunque. Una vittoria che lo costringe addirittura, d’ora in poi, a coprire lo splendido tricolore che ha esibito sulle strade del Tour de France.
Troppo facile, solo perché negli ultimi 4 anni sono stati conseguiti quattro trionfi consecutivi con quattro atleti diversi, sostenere adesso che Davide Cassani è un grande tecnico, che da buon allievo ha eredito al meglio tutta la saggezza di Alfredo Martini.
Come se al tecnico romagnolo riuscisse in modo semplice e naturale amalgamare e compattare una squadra. Come se ieri a Trento si sia assistito allo show di una Nazionale ottimamente finalizzata a raggiungere il massimo obiettivo. E poi, diciamocelo in tutta sincerità, vogliamo dimenticarci improvvisamente l’errore madornale del nostro tecnico, a non aver previsto nella prova olimpica, l’avvento dei crampi ad Alberto Bettiol?
Proprio vero… “una rondine non fa primavera”, e la prova che metteva in palio un bistrattato e insignificante titolo europeo non può certo santificare una figura che di strategie, di confronti con gli atleti, non capisce proprio nulla.
Del resto, se ieri fossero stati in corsa l’ultimo vincitore del Tour de France o quel promettente giovane belga classe 2000, del quale mi sta sfuggendo il nome, avrei proprio voluto vedere Sonny Colbrelli vincere a braccia alzate. Dopo una corsa piatta, anonima e anemica, chiunque avrebbe potuto avere la meglio e forse, considerato com’era partito spedito il neo presidente federale all’indomani della prova olimpica in linea, sarebbe stato opportuno agire senza troppi ripensamenti, evitando che un risultato di poco conto possa improvvisamente riaprire le porte a una persona che nel corso degli anni si è dimostrata poco capace.

Fin qui l’ironia… spero sia concessa a chi, nello svolgere il lavoro di cronista ha preferito fino ad oggi il propedeutico silenzio, evitando di dare risposte immediate verso una atteggiamento da ritenere del tutto fuori luogo, inopportuno e controproducente. Un atteggiamento perseguito da chi a pieno titolo, è  da considerare il massimo esponente della nostra Federcicilismo.
Davide Cassani – e qui non intendo assolutamente giocare di parte, ma svolgere invece con la massima onestà il ruolo di cronista preposto a commentare e analizzare ciò che vede, nota e percepisce – è da intendere ormai da anni la risorsa numero 1 del nostro movimento. Quattro titoli europei consecutivi non nascono per caso; chi parla di sfida di secondo livello, è consigliato di andare a rileggere l’albo d’oro di questa pur giovane prova, limitata ai migliori corridori del nostro continente.
Grazie alla sua credibilità, alla sua obiettività e alla sua ottima dialettica, Cassani è riuscito a far ripartire la sfida under 23 di quello che una volta veniva definito il Giro Baby. Lo stesso Giro d’Italia deve affidarsi al nostro cittì per pianificare quasi un quarto della corsa rosa, avvalendosi dei buoni uffici che Davide può vantare sia in Emilia che in terra di Romagna. Lui che, originario di Solarolo, rappresenta la zona di confine tra queste due terre dove l’affabilità, la laboriosità e l’ospitalità sono elementi imprescindibili del proprio DNA. Il campionato del mondo su strada, organizzato in extremis ad Imola è lì a dimostrarlo.
Si dirà però che Cassani è troppo distratto dalle vicende commerciali, a preparare e rendersi protagonista in spot pubblicitari. Non può darsi invece che le aziende intendano rivolgersi direttamente a lui, per ricevere risposte e trattamenti all’insegna della schiettezza e della massima serietà? Proviamo a chiedere a caso a uno di quegli splendidi alfieri azzurri che ieri hanno dominato una prova difficile quanto avvincente, che ha avuto nella città di Trento lo splendido epicentro.
Mi perdoni il neo campione europeo se non ho dato il giusto risalto a un’impresa eccezionale. Può star sicuro Sonny Colbrelli che saranno pochi da ora in poi i corridori che riusciranno a mettere la ruota davanti a quella di un fuoriclasse che risponde al nome di Remco Evenepoel. La sorte ha restituito solo in parte, al corridore di Salò, quanto ha voluto trattenergli nel corso della sua lunga e sempre generosa carriera. Non hai sbagliato niente, carissimo Sonny. Hai dovuto affrontare un avversario ostico su un terreno che se da un po’ di tempo sembra sorriderti di più, non rappresenta per te il contesto ottimale. Un terreno dal quale si può uscire con le gambe vuote, al di là del tuo indiscutibile spunto veloce.
Ripartiamo da Trento allora, e non parliamone più. Carissimo Presidente Cordiano Dagnoni, approfittiamo delle ottime performances azzurre di Tokyo e dell’ottimo europeo disputato a tutti i livelli, per cancellare i ricordi di quel suo atteggiamento fin troppo sbadato, risalente ormai, a più di un mese fa.
Se proprio volesse assegnare un ruolo di immagine o di testimonial al caro Davide, provi allora a cedergli il suo posto. Almeno a diplomazia, il nostro cittì saprebbe sicuramente fare meglio.

(Foto © Bettini – a cura Ufficio Stampa Federciclismo)